Favorire la reputazione della marca: la traduzione dei comunicati stampa

Favorire la reputazione della marca: la traduzione dei comunicati stampa
30 Ottobre 2019 Claudia

Come giornalista li ricevo, come ufficio stampa li ho scritti e come traduttrice li traduco. Sto parlando dei comunicati stampa, uno dei principali strumenti della comunicazione d’impresa. Chiaro, sintetico e rilevante per i destinatari, il comunicato serve per trasmettere una notizia ai media, ma si inserisce all’interno di una più ampia strategia di relazioni pubbliche volta a sostenere la reputazione della marca.

Poiché il comunicato stampa ha delle ricadute importanti sull’immagine aziendale, è fondamentale che sia redatto con la massima cura. E se l’azienda è internazionale o addirittura globale, la traduzione italiana non può essere lasciata al caso. Ho tradotto cartelle stampa per imprese di settori molto diversi, dalla discografia alle assicurazioni, ma c’è un principio che vale sempre: la forma è sostanza. Una resa poco brillante, infatti, rischia di far passare in secondo piano i contenuti del comunicato.

Non ci credi?

Luca De Gennaro, giornalista e DJ di Radio Capital (oltre che dirigente di Viacom e docente universitario) che peraltro ho avuto il piacere di intervistare qualche anno fa, utilizza l’hashtag #fastidio per condividere su Facebook gli scivoloni linguistici in cui si imbatte quotidianamente. Spesso e volentieri le fonti sono proprio i comunicati stampa che gli arrivano, sia quelli tradotti in italiano, sia quelli scritti direttamente nella nostra lingua: un florilegio di anglismi inutili, calchi fastidiosi e formulazioni discutibili. Sebbene non venga mai citato il “peccatore” ma solo il “peccato”, credo che con i propri comunicati nessun ufficio stampa desideri essere protagonista di questo genere di segnalazioni.

Ma #fastidio non rappresenta certo un caso isolato: la sciatteria linguistica è un tema più sentito di quanto si possa pensare. Il blog di Licia Corbolante è interamente incentrato su traduzioni infelici, perlopiù in ambito giornalistico, e sul modo corretto di rendere in italiano determinati termini inglesi. Su Twitter la terminologa vanta oltre 5.600 follower, non proprio quattro gatti!

Insomma, se pensi che nessuno noterà le pecche dei tuoi comunicati stampa tradotti, ti sbagli di grosso. Forse non è nemmeno il caso di tradurli personalmente: sono testi ad alta visibilità, quindi la posta in gioco è altissima e ti serve un esperto. L’unico consiglio che posso darti è quello di affidare le tue cartelle stampa a un traduttore professionista e specializzato in testi giornalistico-promozionali. Perché quando lavori con la persona giusta, l’investimento è ampiamente ripagato. Scommettiamo?

 

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