Transcreation: convegni, seminari e laboratori pratici

Transcreation: convegni, seminari e laboratori pratici
8 Marzo 2019 Claudia
Corsi transcreation Claudia Benetello

Sarò sincera: se me l’avessero detto non ci avrei creduto. Insegnare? Io? E che cosa, poi?
Invece tenere seminari e interventi sulla transcreation si è rivelata una delle attività che mi danno più gioia. Mi piace perché è una performance  (come lo è l’interpretariato e, se passiamo dalla sfera professionale a quella privata, il canto): mettersi in gioco è sempre stimolante. Inoltre mi dà il grande privilegio di interagire con le persone e imparare dal confronto con loro.

Tutto è iniziato nel 2012, quando la sezione Lombardia dell’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, di cui sono socia ordinaria, mi ha chiesto di partecipare come relatrice alla tavola rotonda “Transcreation: traduzione e copywriting nel marketing globale” in programma presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. Non parlavo a un convegno dal 2001: neolaureata con una tesi su musica e Internet, fui invitata da Steve Jones a intervenire all’11esima conferenza biennale dell’International Association for the Study of Popular Music che si svolse a Turku, in Finlandia. Un’esperienza che per certi aspetti mi cambiò la vita e che ricordo con immenso piacere.

Parlando di transcreation al servizio della globalizzazione, all’evento AITI in IULM ho cercato di sottolineare un punto che, come professionista specializzata in questo campo, mi sta molto a cuore. Se, come sostengono in molti, transcreation e traduzione sono la stessa cosa, allora facciamo un gioco: proviamo a considerare le classiche categorie di errori di traduzione e vediamo cosa succede se le applichiamo alla transcreation. Così ho preso in esame headline e payoff passati ormai alla storia, da Metti un tigre nel motore di Esso a Perché voi valete di L’Oréal, ma anche nomi di prodotto come Vicks, unguento balsamico che nei paesi di lingua tedesca è conosciuto come Wick. Il risultato? Ciò che in traduzione è considerato errore non lo è affatto in transcreation, dove invece “infrangere le regole”, per così dire, rappresenta un valore aggiunto. Per riassumere, transcreation e traduzione sono due servizi distinti, che seguono criteri diversi e anche prassi lavorative diverse.

Inoltre il professionista della transcreation, a mio avviso, deve possedere un mix di quattro abilità (competenze traduttive, competenze di copywriting, sensibilità culturale e conoscenza del mercato di destinazione) che non necessariamente coincide con il know-how del traduttore. Due professioni, quella del traduttore e del professionista della transcreation, che hanno sicuramente dei punti di contatto ma anche delle divergenze, perché la transcreation è un servizio ibrido a cavallo fra traduzione e copywriting.

L’emozione che ho provato quel giorno non potrò mai dimenticarla. Seduti ad ascoltarmi c’erano miei clienti, colleghiamìci AITI (uno dei quali mi ha aiutata a scegliere l’outfit per il grande giorno!) e anche Luca Lovisolo, che dopo aver pubblicato un mio articolo sulla transcreation sul suo blog Kommunika è sceso dalla Svizzera per venire a conoscermi di persona.

Da allora tengo interventi a convegni internazionali e anche giornate di formazione per traduttori.
Il prossimo appuntamento è sabato 30 marzo a Napoli per un seminario teorico-pratico organizzato da AITI Campania ma aperto a tutti, soci e non. Ci si vede lì!

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